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Cernìda Naonēse brazzo armà de l'Academia
Liviana |
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Castello di Cosa
- 33170 S. Giorgio della Richinvelda (PN)
Tel. 333 3222030
Tel. 0434 44895
Email cernida.naonense@alice.it |
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| Gerarchia |
| Comandanti i cojoneli collaterali: |
| Franco Furlan |
| Giulio C. Testa |
| Auxiliarie per le pari opportunità: |
| Luigia Pighin delle vivandère |
| Marisa Bolaffi delle cortesane |
| Su chiamata: |
Il portainsegna, il tambùr, il trombetto, il capelàn e la mascotte.
Rigoroso secreto militar copre nome e ruolo di ciascun altro cerna effettivo. |
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| Istituzion |
Fu Venezia ad istituire in Friuli le Cernìde, milizie che costavano meno dei mercenari "scelte", ossia coscritte fra Ville e Comuni, senza paga ma esentate dalle imposte. Le cernìde del Liviano, sire di Pordenon, cacciaron i Todeschi dal Cadore e dall’Istria, onde nel 1797, alla caduta della Serenissima, nessuno osò discioglierle ufficialmente. A Porto Naon sopravvive così la Naonense i cui militi han giurato “Io scaccio i veleni” onde a ogni età non chiedono mai congedo e sul cui numero vige il più rigoroso segreto. Si palesano soltanto i due Cojonèli collaterali e il tambùr con l’insegna che apre la marcia ispirata a Mozart dal nostro geniale Salièri che la trasse proprio dall’inno delle Cernide.
Ora che pure le donne fanno la naja si reclutano vivandère novizie e navigate cortesàne. Il quartier sta a Castel Cosa che da secoli domina i campi cruenti della Richinvelda. |
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| Pro Patria & Santo Marco |
Lo stupefacente caso di un gruppo armato che si batte per ideali enogastronomici, il primo e sinora l’unico nell’occidente nasce da gravi ed indifferibili imperativi.
Da tempo la civiltà della tavola induce dotte Accademie e devote Confraternite a onorare, in abiti solenni, mense sublimi. Non di rado però si lamentano a posteriori cibi e vini detestabili, o perfidi locandieri che a clienti indifesi fanno tristo servizio.
Onde il dovere e l’urgenza di intervenire, dare usbergo ad accademici e confratelli e salvar le culinarie alla Patria del Friuli anche con la forza delle armi.
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| Vestimenta |
| In luogo di folkloristici orpelli, l’arnese militar prevede tricorno nero con napa nei colori di Porto Naòn. A protezione una cervelèra e una golèta di ben temprato acciaro. In corame e lattone la tracolla, il pendòn per la daga e il tasco con il piato de peltre e due goti de viero per mai bever soli, com’è prescritto dalla legge. |
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| Munizione |
| Bandite le volgari armi da fuoco. Il cerna usa quelle bianche da botta, da punta e da taglio: tre posade composite, cavastroppoli a verìgola, daga sponta per poènta e prosèco. Sulla drappella lo spiedo furlano ch’è simbolo di Trieste, e il sacro blasone
ricamato sulla glassa di tiramisu flambé da 4 foghi cardinali. |
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| Destramenti |
| La Cernìda è destra a incendiare mense, fustigare tavolanti, saccheggiare cucine, prosciugare caneve, violare le ostesse e capponare i mal trattori. Ma basta che si annunci e i locali canaglia si rimettono in riga. Ai 2 di agosto celebra il Bygol Day con lo Gnoka Day abolito il 6 marzo, e in corte bandita ognuno si promisqua. |
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| Foto |
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